La vita è fragile
Società e attualità

La vita è fragile: banali e semplici parole che dobbiamo ripeterci ogni giorno

Inizio questo mio post con una frase banale. La vita è fragile, è solo un soffio. Che banalità, giusto? Si tratta di una verità che tutti conoscono più che bene e sulla quale non c’è niente da dire, né nulla su cui riflettere. Eppure. Eppure negli ultimi giorni queste parole riecheggiano nella mia mente in modo sin troppo intenso. La vita è fragile. Sicuramente per colpa degli elicotteri che volano in continuazione sopra la mia casa, facendo vibrare i vetri delle finestre, o per le camionette dei vigili del fuoco che passano sul viale, alla ricerca di quel ragazzo di 21 anni scomparso tra le acque dell’Arno.

Davide Pellegrini era a caccia di frodo con suo padre, nel Parco di San Rossore. È di questo che si parla in questi giorni sui quotidiani cartacei e online della mia città. È su questo aspetto della vicenda che i media si concentrano, facendo sì che tutti puntino il dito verso suo padre. Come se lui non si sentisse già abbastanza in colpa! E poi, davvero è così importante se i due erano a caccia di frodo? Se fossero stati semplicemente a pescare nelle acque dell’Arno o a bere una birra guardando le stelle sul loro barchino, cambiava qualcosa? Io sinceramente riesco a vedere solo un ragazzo giovanissimo che ormai non c’è più.

Riesco a vedere solo il dolore che lacera questa famiglia, non solo per la perdita del figlio, ma perché ancora oggi a distanza di quasi una settimana il corpo non è stato ritrovato. E quando lo ritroveranno, in che stato sarà? I genitori riusciranno a guardare quel corpo sfigurato dalle acque del fiume, o del mare, e a riconoscerlo? Quell’immagine resterà per sempre dentro i loro occhi, rendendo il dolore per la perdita del loro ragazzo ancora più pesante, ancora più difficile da digerire.

Ma non è certo l’unica notizia di cronaca locale quella di Davide Pellegrini che fa echeggiare nella mia mente queste banali parole. La vita è fragile. Perché proprio ieri un bambino di appena 5 anni, nonostante fosse per mano alla sua mamma nel centro storico di Cascina, è stato investito da un furgone della pulizia stradale e della raccolta rifiuti. È stato trasportato all’ospedale Meyer di Firenze. È grave. La prognosi è riservata e quindi per il momento non ci sono notizie.

La speranza è che nonostante la gravità della situazione, questo bimbo si riprenda e possa vivere un Natale felice insieme alla sua famiglia. Ma si tratta comunque di un evento tragico, straziante, che conserverà per sempre dentro di sé, come una ferita aperta difficile da rimarginare. E quel momento sarà come un suono di tamburo perpetuo, impossibile da fermare, che per sempre suonerà nella mente di quella mamma, che la renderà insicura, incapace di accettare ogni uscita di suo figlio, consapevole che in un solo istante tutto può finire in tragedia.

E allora, anche se sono parole banali, verità che tutti conosciamo più che bene, in questo Natale 2018 io voglio poterle ripetere a me stessa un milione di volte al giorno, cercando di imprimerle nella mia mente, facendo in modo che quella verità non risulti mai banale ai miei occhi e al mio cuore. Anche se sono parole banali, voglio che restino per sempre vivide dentro di me. E spero con tutto il mio cuore, che anche voi facciate lo stesso, miei cari lettori. Perché con quelle parole vive dentro di noi, potremmo forse almeno capire l’importanza di ogni singolo istante che viviamo e magari anche cercare di prestare un po’ più attenzione a questo mondo e ai suoi pericoli. Lo so, gli incidenti sono sempre dietro l’angolo, ma tentare di prevenirli è l’unica arma che abbiamo a nostra disposizione.

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