Albero di Natale vero
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Il mio albero di Natale, rigorosamente vero!

Non ho il pollice verde. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che il mio pollice è nero. Ogni volta che una pianta si avvicina a me, il suo destino è infatti ormai segnato! Pensate che riesco a far morire in pochi giorni appena anche le piante grasse, che non hanno bisogno di cure, di annaffiature costanti, che insomma non hanno bisogno proprio di niente. Brava, eh?!

Infatti non possiedo piante, né fiori sul balcone. C’è una sola pianta che ha il permesso di entrare nella mia casa, l’albero di Natale. Nonostante il mio pollice nero, continuo e continuerò per sempre infatti ad acquistare solo alberi di Natale veri. Perché quelli di plastica Made in China al cento per cento non riescono a farmi sentire calore. Perché mi piace montare in auto per andare a comprare il mio alberello, imprecare in dieci diverse lingue mentre cerco di mettere il terriccio nel vaso e allo stesso tempo di far sì che l’albero non risulti storto, bucarmi le dita mentre lo addobbo.

Mi piace che il mio gatto lo annusi, che si punga e capisca che quello quindi non è un gioco. Mi piace che la mia bambina lo annusi, che si punga e graffi le mani e che capisca, anche lei, che quello non è un gioco. Il mio albero di Natale vero riesce così persino a stare in piedi per tutto il tempo! Cari amanti degli alberi finti, potete davvero dire lo stesso?

Il mio albero di Natale l’ho comprato alla Coop, appena 10,90 euro con tanto di vaso. Devo ammettere che andare ad acquistarlo alla Coop, però, non è il massimo. Sogno ad occhi aperti di trascorrere un Natale in America, e allora sì che andare a comprare un albero di Natale sarà meraviglioso. Avrete visto anche voi la scena un milione di volte in film e telefilm. C’è la classica famiglia americana, con tanto di maglioni natalizi fatti ai ferri e cappelli da Babbo Natale in testa, che si reca in centro. Qui c’è un immenso rivenditore di alberi all’aperto, che si stanno colorando di bianco dato che (ovviamente!) sta nevicando. Non è mai in queste scene la famiglia a scegliere l’albero, ma l’albero a scegliere la famiglia, un esemplare talmente tanto grande e ciccione che non entra in auto e che deve essere legato sopra al tettuccio.

Alla Coop invece ci sono pochi esemplari, non nevica mai e se succede è possibile restare imbottigliati nel traffico per tutta la giornata, trovandosi a mangiare panettoni sul cofano. Con c’è alcuna magica atmosfera, dato che è necessario fare a spinte con le vecchine sprint che usano i carrelli come fossero caterpillar. Non è l’albero a scegliere il suo padrone. E capire quale sia l’albero migliore da acquistare è difficile, perché si deve fare i conti con quella rete che lo tiene chiuso, stretto come un salame. Capire qualcosa sul suo aspetto è anzi del tutto impossibile, quindi alla fine si acquista del tutto a scatola chiusa! Nonostante questo, andare ad acquistare l’albero di Natale ha sempre il suo dannato fascino.

E dopo averlo portato a casa, me ne prendo sempre cura al massimo. Ah, ci siete cascati! Non è così, affatto. Lo maltratterò. Me ne dimenticherò. Non gli darò acqua per settimane. Lui resisterà a tutto, con stoicismo. E allora meglio un albero finto, diranno quelli che amano la natura! E invece no (immaginate che io ve lo stia dicendo con la vocina saccente di una bambina di 3 anni), perché a quanto pare la mia scelta resta comunque ecologica. Incredibile, davvero, poter giustificare una scelta del tutto arbitraria, e a dire la verità piuttosto egoista, con un po’ di sostenibilità ambientale, ma invece posso farlo eccome e ammetto che la cosa non mi dispiace affatto.

La Coldiretti, basandosi su uno studio che è uscito sul The Guardian, ha infatti affermato che gli alberi di Natale in plastica inquinano al momento della loro fabbricazione, al momento del trasporto dalla Cina al nostro paese e anche al momento di un loro eventuale smaltimento. Inoltre la maggior parte degli alberi di Natale italiani viene coltivata in zone che altrimenti sarebbero state abbandonate, aiutando il terreno a migliorare il proprio assetto idrogeologico, contrastandone l’erosione e aiutando anche a prevenire gli incendi. La mia insomma è anche una scelta green! Meglio così.

Ma che cosa accadrà al mio albero dopo le feste? Difficile dirlo con precisione. Se sarò abbastanza brava da non farlo morire e se mi ricorderò (leggi: se avrò voglia) di metterlo di nuovo in auto, potrei portarlo in giardino da mia mamma dove avrà una nuova occasione di vita. Più facile che resti invece sul balcone a seccarsi. Poi lo taglierò e ci sarà per lui la possibilità di essere utilizzato dalla suocera nel suo camino di casa. Avrà comunque una bella fine, posso assicurarvelo!

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