Mestruazioni
Mamma, famiglia, società

Le mestruazioni

Il primo ciclo è stato un dramma, una ragazzina di appena 13 anni chiusa in una miscroscopica cabina con i miei genitori durante una crociera sul Reno. Io con il sangue sulle mutandine per la prima volta nella vita, e mio padre a due passi di distanza da me. Per non parlare poi degli assorbenti che usava mia madre a quei tempi, troppo grandi e scomodi, incapaci di donare alcun tipo di sicurezza.

Da quel momento ho sempre nascosto le mestruazioni, parlandone sottovoce tra i banchi di scuola con le amiche. Per cambiare l’assorbente durante l’orario scolastico, facevo rocamboleschi giochi di prestigio sotto al banco, con la speranza di riuscire a far entrare l’assorbente nella tasca dei jeans oppure nella manica della felpa, senza che i maschietti se ne rendessero conto. Mettevo sempre doppie mutandine e indossavo la gonna sopra i pantaloni in quei giorni, che alla fine era anche il mio outfit preferito a 17 anni. Mi portavo dietro una felpa, da poter legare in vita nel caso in cui mi macchiassi. E chiedevo sempre all’amica del cuore di controllare di tanto in tanto il mio sedere e avvertirmi nel caso una piccola macchia dovesse comparire senza che me ne accorgessi.

Mai una parola con i fidanzatini di quegli anni spensierati, che in quei giorni cercavo anzi di evitare quanto più possibile. Io, irritabile, nervosa, con la lacrima facile, sempre pronta a litigare con ogni maschio mi si parasse davanti agli occhi. Nascondere le mestruazioni era difficile proprio per questi strani effetti collaterali, ma ci provavo comunque, mascherando quel nervosismo estremo per una crisi di rabbia adolescenziale.

Poi sono cresciuta. Come passa ogni raffreddore, anche l’adolescenza se ne è andata. E con essa il pudore è cambiato. Perché una donna per quanto irretita da paure, preconcetti, fragilità, alla fine capisce che delle banali mestruazioni non sono altro se non la cosa più naturale del mondo. Vero, verissimo, che bella consapevolezza! Eppure… eppure questa è una consapevolezza che per me ha avuto valore solo a metà, perché ho iniziato a trattare le mestruazioni in modo naturale solo davanti all’uomo di cui mi sono innamorata, a colui che poi è diventato mio marito. Ma con gli altri? Con il mondo? Non è cambiato poi molto.

Mi sono ad esempio sempre vergognata di acquistare gli assorbenti da sola. Ho sempre aspettato che ogni maschio uscisse da quella corsia del supermercato prima di scegliere e mettere il pacco di assorbenti nel carrello. Mi sono sempre vergognata talmente tanto da nasconderli sotto ad un pacco di pasta o sotto ad un bel bottiglione di bagnoschiuma. E ho smesso di mettere doppie mutandine e di osservare il mio fondoschiena nelle vetrine dei negozi alla ricerca di una macchia, solo da quando prendo la pillola, che consente di avere delle mestruazioni false, irreali, senza dolori, senza esagerate quantità di sangue, senza effetti collaterali.

“Ne parliamo sussurrando, compriamo gli assorbenti come un adolescente alle prese con l’acquisto del primo preservativo, siamo noi le prime, spesso, a fingere che non esistano. Ci capita un lusso simile ogni ventotto giorni e ce ne vergogniamo, neanche ci avessero sorprese a mangiare pane e tartufi”, dice Rosapercaso nel suo post diventato virale in questi giorni. Vero, siamo noi le prime, lo siamo perché è così che ci hanno cresciute, lo siamo perché le nostre nonne e mamme ci hanno insegnato che ce ne dobbiamo vergognare, lo siamo perché da sempre ci ripetono che in quei giorni non dovremmo lavarci i capelli o preparare la maionese. Sì, siamo noi le prime. E il cambiamento non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista.

Hai ragione, Rosapercaso, sarebbe bello parlarne ad alta voce, urlare, usare il termine mestruazioni senza alcun timore. Spero davvero che ci riusciremo. Io solo oggi, a ben 35 anni, mi sento del tutto libera di parlarne, di scriverne, di prendere in mano un assorbente dalla borsa senza alcuna vergogna. Spero davvero che sia possibile trasformare l’argomento in un elefante, come dici tu, la cui presenza non può essere ignorata e di cui non è possibile non parlare. Spero di insegnare tutto questo a mia figlia.

Però sinceramente spero anche che un po’ di pudore resti dentro di noi. Questa cosa del free bleeding, ad esempio, proprio non la sopporto. Che senso ha non usare né assorbenti o coppette e attendere che il sangue scorra in modo naturale? Che senso ha macchiarsi completamente e non mostrare alcun tipo di vergogna? Che senso ha non avere un minimo di rispetto per la propria igiene personale? Questi eccessi non li sopporto e mai riuscirò a comprenderli. Ci vuole un cambiamento, è vero, ma io gli assorbenti li utilizzerò sempre, così come continuerò a depilarmi le ascelle, e sinceramente almeno un minimo di pudore a mia figlia vorrei cercare di insegnarlo, che già mi sembra che in questo mondo bislacco ce ne sia davvero poco.

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