Sale, salmastro, Lanzarote
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Sale, salmastro e Lanzarote

Questa mattina, navigando un po’ distrattamente su Facebook, mi sono imbattuta in un pensiero che mi ha colpito molto: “Il sale è il ricordo lasciato dal mare. Tutto ciò che resta del mare, dopo aver nuotato o affrontato le onde a bordo di barche, non è altro che sbilenche tracce di sale. L’acqua svanisce, il sale rimane” (Francesco Ilmaredipietra Longo – Sirene 8).

Subito la mia mente è tornata indietro di qualche mese, quando io e mio marito abbiamo portato la bambina a Lanzarote. Non è stata una vacanza nuova per noi, un’isola questa che abbiamo visitato per la prima volta 10 anni fa e di cui ci innamorammo all’istante.

Abbiamo ripercorso la stessa identica vacanza con la bambina, perché volevamo farle vedere esattamente ciò che noi avevamo visto, raccontandole ogni più piccolo cambiamento, spiegandole perché adesso che c‘era lei quell’isola aveva per noi un sapore del tutto diverso, gustando ogni luogo da una nuova prospettiva.

Su un’isola tanto ventosa è necessario fare amicizia col salmastro, che viene trasportato ovunque, sui panni stesi ad asciugare, sulla giacca antivento che la sera indossavamo sulle spalle nude, sui riccioli di mia figlia. Quei riccioli sono sempre stati selvaggi e indomabili, ma il salmastro ha moltiplicato queste caratteristiche in modo intenso, insieme al sale dell’oceano che bagno dopo bagno si è attaccato a quei capelli senza mai abbandonarli.

Ogni ricciolo è diventato più definito, più corto, arrotolandosi, attorcigliandosi su se stesso quasi come se quei capelli fossero passati sotto a dei bigodini. E ogni ricciolo è diventato luminoso, brillante. Dio, quanto ho amato i capelli di mia figlia durante la vacanza a Lanzarote! Li guardavo in continuazione e mentre lei dormiva in macchina, in spiaggia, sugli scogli delle piscine naturali o lassù al Mirador Del Rio, ci giocavo con le mie dita, attorcigliandoli ancora di più, accarezzandoli, annusandoli.

Un pomeriggio siamo arrivati su una piccola spiaggia di sabbia nera. Eravamo soli, un’intimità assoluta, noi e le piccole barchette con la vernice scrostata dal salmastro a sonnecchiare in un angolo. L’oceano era agitato, quasi violento. Le onde arrivavano sugli scogli e lì formavano tante piccole pozze d’acqua.

La mia bambina correva da quelle pozze a me, avanti e indietro in continuazione. Mi abbracciava, cercando di sfuggire all’obiettivo della macchina fotografia di suo padre, mi mordeva le guance, mi leccava via il sale dalla faccia con un sorriso. Tornava di corsa ad ispezionare quelle pozze, dove microscopici pesciolini erano rimasti incastrati e nuotavano alla ricerca di una vita d’uscita.

E poi lo ha visto, il sale, proprio lì su uno scoglio più distante, dove l’acqua era evaporata ormai sotto ai caldi raggi del sole delle Canarie. Che stranezza deve essere stato capire che il sale arriva proprio da lì, dall’oceano! Che stranezza per una bambina scoprire che è il mare ad offrire il condimento per la sua pasta o la sua ciccia! Lo abbiamo preso in mano, spezzato in mille fiocchi, paragonato al ghiaccio e alla neve, assaggiato. È stato un momento carico di emozioni, impagabile, impareggiabile.

Il sale è davvero un ricordo lasciato dal mare, o forse è un suo regalo. Perché quando il mare ci bacia, ci offre in dono ciò che ha di più prezioso, come se con quel bacio cercasse di trattenerci, di non farci allontanare, di fare in modo che lì, con il salmastro tra i capelli e la pelle secca, ci si possa davvero sentire a casa. E noi a Lanzarote ci sentiamo davvero a casa, così come ci sentiamo a casa in ogni luogo dove il mare è presente. Per questo viviamo al mare. Per questo è al mare che sempre torniamo, al suo sale, al salmastro. Per questo i nostri viaggi hanno come meta sempre il mare, un altro mare, diverso dal nostro ma sempre carico di fascino ed emozioni.

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