La lontra che voleva sapere tutto
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La lontra che voleva sapere tutto di Jill Tomlinson

Qualche giorno fa al parco dietro casa c’era un bambino che faceva un milione di domande alla sua mamma. La mamma però doveva rispondere ad una importante telefonata di lavoro, così non ha dato troppa importanza alle domande del figlio. Il bimbo ha iniziato allora a porre quelle stesse domande ai suoi amichetti, che lo hanno deriso e che hanno tentato in ogni modo di farlo stare zitto. Basta fare domande! Come sei noioso! Possiamo giocare invece di chiacchierare? Uffa, se continui a fare domande non giochiamo più con te! Negli occhi di quel bimbo ho letto un senso di sconfitta. Si è arreso all’evidenza che nessuno gli avrebbe dato le risposte di cui aveva bisogno e ha continuato a giocare come se nulla fosse, con una tristezza talmente tanto pesante nel cuore che anche dall’esterno era possibile notarla.

Le domande dei bambini possono essere noiose, è vero, talmente tanto cantilenanti da far venire il latte alle ginocchia, fastidiose come le zanzare, pesanti, incalzanti. Sì, è vero, le domande dei bambini possono davvero essere così. Eppure non andrebbero mai passate sotto silenzio. I bambini hanno bisogno di porsi delle domande, perché non conoscono il mondo, perché non capiscono il senso della vita, quel senso che anche per noi adulti è spesso così difficile da cogliere. Hanno bisogno di porsi delle domande perché vanno alla ricerca di informazioni che possano aiutarli a vivere al meglio e a superare ogni ostacolo.

È proprio di questo che “La lontra che voleva sapere tutto” di Jill Tomlinson, edito da Feltrinelli Kids, parla. La protagonista è una lontra che si pone domande in continuazione. Una piccola lontra che spesso sbaglia, perché si pone le domande sbagliate. Una lontra che spesso non ascolta le risposte che le vengono date o che si addormenta proprio mentre qualcuno cerca di dargli le informazioni che stava cercando.

Errore dopo errore, distrazione dopo distrazione, la lontra inizia a comprendere quali sono i momenti in cui è bene porre delle domande, quali quelli in cui è possibile che siano gli altri a dare informazioni in modo diretto, senza dover chiedere, quali infine quelle situazioni in cui non c’è bisogno di porsi domande perché è la vita stessa a regalarci le risposte attraverso l’esperienza. Capisce quali sono le domande realmente importanti e a chi porle. Cresce, impara, diventa una lontra sempre più matura e consapevole che è un bene avere voglia di imparare. Con la voglia di imparare, si arriva ad una risposta. Con le risposte alla mano, è possibile agire quando necessario.

Quella de “La lontra che voleva sapere tutto” di Jill Tomlinson è una narrazione educativa, ma allo stesso tempo divertente e simpatica. A mio avviso è una narrazione adatta per i bambini già abbastanza grandicelli. È un libro pensato per mettere in moto la mente e la coscienza dei bambini, che offre pagina dopo pagina piccoli tasselli che devono poi essere messi insieme per riuscire a comprendere il senso finale della storia.

Questo non significa che non possa essere letto ai bambini più piccoli, ma a mio avviso solo tagliando qualche passeggiando e facendo dei riassunti che siano in grado di mettere in luce gli aspetti più importanti di ogni vicenda. Con la mia bambina di 4 anni per il momento ho fatto così e insieme abbiamo analizzato anche le illustrazioni. Immagino che per poter leggere tutto d’un fiato questo romanzo ci sia bisogno di attendere ancora almeno un anno, forse anche due.

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